Una campagna stampa nuova nuova per le scuole di lingue Berlitz ci suggerisce uno dei prossimi meglio nostri incubi ricorrenti.
Propone tre immagini così deliziosamente turistiche e invitanti, che non pensarsi già lì sarebbe un delitto di leso Alpitour.
Ma cartelli molto minacciosi – puntuali, davanti ad ogni idillio, che sia marittimo o campestre – ci mostrano didascalie scritte in lingue che temiamo esistano, e che non comprendiamo assolutamente. Le “icone” d’accompagnamento nei cartelli, invece di aiutarci a capire, ci fanno ancora più paura della nostra ignoranza.
La pubblicità in questione pare particolarmente profonda, perché oltre a significarci questo sulle lingue, ci dice anche qualcosa su parecchie altre pubblicità.
Perché dove non può la lingua, in questi tre casi, non può neanche l’immagine che accompagna i divieti, e dovrebbe simbolizzarli.
Metafora riuscita dell’ambiguità del resto del linguaggio pubblicitario. Che, per questa volta, è stato chiaro quanto chiarificatorio.
Gli altri due esempi della campagna dopo il salto.
via | Duncan’s Print









0 Risposte a “Turista traduci da te? No Berlitz?”