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Come tutti sanno, il vero evento culminante della prima serata di questa edizione del Festival di Sanremo è stato l’outing sessuomane di Iva Zanicchi.
Detto questo, si possono trascorrere intere mezz’ore a cercare momenti più rilevanti dal punto di vista estetico, e non ultimo quello in cui ci si è proposta l’idea che la valletta Alessia Piovan possa essere un’attrice dal cuore d’oro, o comunque una valletta illuminata. Il concetto stesso ci è suggerito più volte nel corso di questa sua performance, ma soprattutto nell’istante del suo errore col gobbo: quando, invece della sua parte da leggere, nel presentare un concorrente, le sue labbra da statua classica ridipinta enunciano chiaramente “Alessia, Paolo, Paul”. Nient’altro che i nomi dei personaggi di questa messa in scena, apparentemente grandiosa, ma in realtà tanto più piccola della sua stessa semplicità.Tacciamo del duo Povia-Grillini che, sebbene non perfettamente in accordo sullo strumento da suonare e sui tempi d’esecuzione (l’uno, cantando dal palco e l’altro monologando dalla platea), ha dimostrato di possedere in grande misura il dono del relativismo, nonché di una certa, relativa signorilità espressiva (qui, però, ci spostiamo più nettamente nel campo d’azione del parlamentare omofobo-fobico). E in un Festival della canzone italiana in versi liberi, ma che ad ogni nuovo concorrente minaccia tanto di tornare a certe rime fin tropo baciate, non diciamo che possa rappresentare una ventata di freschezza, ma almeno un alito sapientemente deodorato.
Potremmo aggiungere che un piccolo difetto dell’edizione in questione possa essere rilevato in una certa tendenza alla faciloneria da parte di un Bonolis, altrove, sudato ma cosciente, sboccato ma forbito. Un presentatore la cui vera professionalità, in questa occasione, somiglia troppo alla capacità di far sembrare quella faciloneria emozione. Non crediamo per un solo fotogramma ai suoi imbarazzi davanti al pubblico, gay o macho, filo-delnoce o semplicemente onesto-lavoratore che possa essere. Il problema vero è che Bonolis spesso tende ad avvicinarsi stilisticamente a Luca Laurenti (noiosissime tutte le interviste in cui finge di sapere male l’inglese), senza che Luca Laurenti si avvicini al Bonolis cui siamo abituati. Il perché di tutto questo ci è ignoto.
Ci è noto invece, e solo da ieri, qualcosa che non avremmo forse dato per scontato, ma che comunque sapere con certezza, a un certo punto della storia di un lungo rapporto, può fare la differenza: Iva Zanicchi ha molta voglia di fare sesso. Anche senza amore, beninteso. Ma non solo. Come l’hanno parafrasata sul social network di fini dicitori Twitter: “ti voglio senza sesso, mi fa più effetto averti cesso”. Non pretende neanche per l’anticamera delle culotte di essere amata, ma solo accontentata.
La sua canzone è un monologo della vagina che conosce solo un prezzo giusto: quello non sempre sempre emozionante della gratuità e della generosità.









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