Victor, Victoria, Afef e Big Tony Di Pietro

victor victoria

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Di solito, i talk show condotti dalle signorine accattivanti e solidamente ciarliere come Victoria Cabello (passata a la7) tendono a mettere in mostra il lato più spontaneo e meno istituzionale dei loro ospiti, e quanto più i loro nomi sono altisonanti e i loro fisici maldestri, più quelli hanno piacere a lasciarsi andare nei vari toccamenti e sfregolamenti cui la ragazza li sottopone. “Victor Victoria” non fa eccezione. Quanto più si è un mostro sacro e più ci si piace dissacrati dalle mani e dalla lingua di questa ex-veejay, che ha il vizio della performance e del mash-up. Non ultimo, proprio Marco Travaglio si è reso responsabile di una parodia del video-clip di Centro di gravità permanente, che è andata in onda per qualche giorno come teaser della puntata di questa settimana, e poi è stata trasmessa in versione integrale sotto gli occhi di Antonio Di Pietro in studio. La leggenda dice che ne siano registi i Manetti Bros., quelli dell’Ispettore Coliandro e di Zora la Vampira.

Ma giusto di Di Pietro volevamo parlarvi. Popolarissimo leader politico, eccepisce doppiamente dalla tendenza di cui parlavamo sopra: non soltanto, di norma, è talmente spontaneo dal rasentare la sguaiatezza e dallo sfondare abbondantemente la grammaticatura. In più, al cospetto di Victoria si formalizza, affetta professionalità malriposta, irrigidisce le membra; in poche parole si caga sotto dalla vergogna.
Unico vero momento di distensione di questa parte della puntata quando Di Pietro, cui Victoria decide di dare del lei, ma di chiamare Tony, comincia ad allentare la tensione imitando l’accento bergamasco, con risultati da parente più appenninico e pastorale del celebre terruncello di Diego Abatantuono. Gli aneddoti da giovane magistrato meridionale in terra lombarda non farebbero sorridere, per come li espone oggi, neanche quei ladruncoli da ufficio postale che racconta di aver arrestato tanti anni fa.

Il resto del tempo a disposizione si consuma con Afef Jnifen fra le grinfie della Geppi Cucciari (ex Zelig, crudelissima), che ha intenzione di tentare un atteggiamento femminile nei confronti di Afef del tutto inedito, grazie a un giustissimo equilibrio fra un certo sfottò consapevole di rosicare e un certo rosicamento consapevole di sfottere. La brava sarda, comica resident del programma della Cabello, aveva preparato delle ottime battute, tutte da rivolgere alla modella tunisina che, secondo il suo divertente copione, dopo aver inventato l’alfabeto farfallino (“quanti ricordi, nel quadrilatero della moda”), avrebbe avuto tutte le fortune, fra cui aver sposato un uomo molto figo e troppo ricco. Ma non appena Afef entra realmente in studio, e siede alla poltrona di scena che le è predestinata, quei capelli devono essere troppi; qualcosa non va in quei denti da discendente di schiava nubiana a sua volta discendente di qualche imperatrice dimenticata; e quelle battute, che avrebbero fatto tanto ridere se riferite, ad esempio, ad un’Alba Parietti – soprattutto nel caso avesse un abbozzo di marito – non scalfiscono nemmeno per sogno le nostre orecchie appaltate ancora per qualche minuto al suono, francofono e meodioso, di quell’altra voce che sembra arrivare da lontano.

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