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Per nessun altro ospite di questa stagione Piero Chiambretti aveva diffuso tanta pubblicità preventiva, e tante attenzioni a posteriori. Tutta la puntata di mercoledì sera di Chiambretti Night è stata incentrata su uno e ad un solo “numero uno”: l’allenatore del Football Club Internazionale, Mourinho. Lo stesso José odiato dalla stampa che conta; lo stesso idolatrato dalla stampa che vorrebbe non contare, e trascorrere il suo tempo ad addormntarsi contando le questione di lana caprina; ma è costretta ad essere alla moda e a dedicare proprio a Mourinho un’intera pagina giornaliera.
Solo, è successo un fatto. La puntata di mercoledì è stata la più noiosa di tutte le puntate noiose di questo Chiambretti @Mediaset. José dos Santos Félix Mourinho ha saputo deludere non solo alcuni dei suoi fan più integralisti, che scrivano o no sul Foglio di Giuliano Ferrara, ma anche ciascuno dei numerosi milanisti che, di norma, guardano Italia Uno in seconda serata. I primi si attendevano battute salaci e dandismo portoghese come se piovesse, e hanno avuto una semplicissima giacchetta destrutturata e musi lunghi. I secondi si attendevano polemismo finalmente salottiero, e invece hanno trovato diplomazia da politico d’altri tempi e occhietti alle signore.
A parte questo, The Special One si è rivelato fin dalle primissime mancate battute The Boring One: quello che annoia. Il tormentone alla giovane Holden, per tutto il tempo a disposizione (davvero tanto), è stato: dove vola tutto il sublime senso dell’umorismo di cui non si fa che parlare, nei parrucchieri ambosex di mezza Europa, quando Mourinho diventa se stesso?Non legge i giornali, non guarda la tv: ok, speciale è speciale. E’ brizzolato con un rapporto talmente favorevole fra capelli grigi, bianchi e neri da fare invidia a un caporedattore di Condé Nast America. E’ una delle poche presenze umane che continua ad essere meglio di se stesso a vent’anni, negli occasionali filmati di repertorio che Chiambretti proietta, instancabile, alla ricerca di almeno un piccolo difetto, ma niente da fare. A parte che, quello grosso, è semplicemente davanti agli occhi di tutti: è una palla mortale. In cosa risiede la sua specialità: l’essere uno che lavora molto e che parla poco. Come se fosse una straordinaria invenzione, o una trovata pubblicitaria. D’accordo, forse in un paese come il nostro lo è. Però, a guardar bene, bello è bello, fico ancora di più. E’ quel fine dicitore che è forse un’invenzione.
Fra uno sguardo al monitor occultato male come una Lecciso (ma qui è l’inesperienza, lì è l’emozione), e un’occhiata all’orologio di cui forse ingiustamente la regia ostenta il marchio, non conta affatto che il Mou trascorra la sua interminabile ora e mezzo a cercare un equilibrio fra verità e finzione.
Il grande pregio di questa serata è quello che serpeggiava a mezza tinta fin dal suo principio, fino a un attimo prima che José raccogliesse gli omaggi del Foglio, le cui pagine, unite fra di loro, somigliavano tanto un rotolo di carta igienica lungo, resistente e tanto morbido. Josè è, per una solo volta, fra noi, solo per smentire tutto quello che si dice di lui quando non è dietro i microfoni di una conferenza stampa, o appena al termine della fatica di una partita. E per farsi una vagonata di fatti suoi.









CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO FA UNA GRANDE PENA!!!! INCOMPETENTE !!! VAI A RACCATTARE L IMMONDIZIA !!L UNICO LAVORO ADATTO A TE !!! MOU THE SPECIAL ONE !!!