Archivio per gennaio 2008

Su Telenorba Sposini Versus resto della televisione

lamberto sposini versus

Domani in edicola pezzo sulla ripartenza local di Lamberto Sposini.

Lamberto Sposini, prima e principale vittima della strada della nuova Mediaset dell’infotainment integralista, ha deciso di ripartire da uno dei più notevoli canali privati locali del Sud, e anche del resto del Paese, a ben vedere: su Telenorba, con il talk di approfondimento Versus.

Storica rete pugliese fondata da un ingegnere di Conversano sulle ceneri di una tenuta agricola di famiglia, nel 1976, Tenorba è amata da tutto il tacco d’Italia non solo perché officiò brillantemente il culto di Colpo Grosso, per i locali a corto di Oden Tv e di idee più brillanti per trascorrere i sabati sera degli anni Ottanta. Oltreché a lanciare su tutta la penisola il talento inequivocabile di Emilio Solfrizzi e di Antonio Stornaiolo.
È un network radicatissimo, con redazioni ormai giovani e vivaci ovunque, sul territorio che serve: il Molise, la Basilicata, oltre alla Puglia e alla Calabria Jonica.

Sposini ha confezionato un talk schietto e onesto, ma anche relativamente raffinato per scenografia di studio e livello dei servizi esterni. Dotato insomma di scarpe grosse (popolo intervistato, mai edulcorato né troppo sceneggiato) e cervello fino (opinionista ospitato, spesso aumentato nella credibilità – soprattutto se non “locale” – per il fatto stesso di partecipare a una trasmissione di questo tipo). Rocco Casalino, che raccoglie testimonianze di vita vissuta risulta, come ai tempi del primo Grande Fratello, cui partecipò, o non classificabile o poco pervenuto.
Tutto, insomma, dagli studi di Lamberto, grida vendetta, sincerità e non solo “Non è la Rai”, ma anche: “Non è manco Mediaset”. Continua a leggere ‘Su Telenorba Sposini Versus resto della televisione’

Stas’ Gawronski e i suoi Cult Book

stas' gawronski cult book

Abbiate l’indulgenza di accettare questa altra anticipazione di un pezzo di televisione, che mi esce domani sul solito piccolo grande quotidiano.

Uno dei migliori programmi prodotti da Rai Educational è Cult Book, va in onda il martedì, perfino dopo il Tg3 Night News (quanto di meno cultistico il palinsesto dell’ora tarda proponga), e parla di libri talmente grandi, belli e letti nel passato, che risultano ormai di nicchia o, appunto, di culto, e si finisce per parlarne a quelle ore, ma con molto stile e che immagini sceltissime.

E’ l’opposto formale e sostanziale della rubrica di Alain Elkann su la7, “Due minuti un libro”: non solo è piacevole da guardare, ma parla solo di libri degni di attenzione. Non basta il forte sconto della pena, in metraggio della puntata, da parte di Alain, a farci preferire il suo storico programma a quello inventato da Stas’ Gawronski, critico letterario e autore televisivo dal blog personale solidissimo.

Oltre alla già detta – e fondamentale – operazione culturale di considerare come delle piccole novità da scoprire, insieme, capolavori universali e reali romanzi recenti e già dimenticati, Cult Book si avvale della grande capacità dei suoi autori di rendere il più possibile multimediale non solo il libro in questione, ma anche e soprattutto le opinioni e le idee che su di esso hanno espresso artisti, registi e anche qualche vero critico nel corso della vita dell’opera, che spesso è immortale, e alle volte comincia qualche secolo fa Continua a leggere ‘Stas’ Gawronski e i suoi Cult Book’

Johnny Palomba ospite da Piroso

johnny palomba

Permettetemi di anticiparvi questo pezzo domani sull’Opinione, sul mito Palomba che appare in tv, seppure camuffato e con accento colombiano (dobbiamo credergli?).

E’ un notevolissimo Antonello Piroso quello che ci guida nei meandri della psiche del duca Leopoldo Mastelloni, attore e concorrente di reality, lunedì, in Niente di personale. Ma Mastelloni che inveisce contro i tre o quattro “sistemi” che non lo capiscono più come un tempo è solo un dettaglio, tanto è irripetibile lo sfondo su cui la sua ospitata si staglia, e il resto delle ospitate stesse, a dire il vero.

Per un attimo non ci pare di essere nel pieno corso una rubrica di approfondimento del tg di la7, ma a casa di una persona estremamente intelligente, che abbia la fortuna di potersi far truccare prima di ricevere i suoi ospiti e di saper porre loro domande molto interessanti.

Certo, avevamo visto anche in altre occasioni il giornalista di punta del settimo canale nazionale un po’ fuori dalla solita parte, e indulgere in battute relativamente piccanti e quasi in romanaccio, senza mai però perdere di un briciolo di credibilità e autorevolezza. Un Mentana misurato e mai fuori luogo, per intenderci, con qualche grossa percentuale di savoir faire in più.
Ma nemmeno le più ghiotte occasioni per Antonello – come l’intervista musicata a Lucio Dalla – possono nulla contro il vero evento della puntata di questo lunedì: la presenza di Johnny Palomba in studio.
Johnny Palomba, non tutti lo sanno, è il più grande critico cinematografico umoristico italiano. Molti si chiederanno: quale critico cinematografico non è umoristico, di questi tempi. Ma evidentemente non avranno letto le sue micro-recensioni in una battuta fulminante, come quella, immortale, che dedicò a Ray, il film biografico su Ray Charles: “Tutta la vità a creà soni su e giù pe’ storganetto a tastoni”. Continua a leggere ‘Johnny Palomba ospite da Piroso’

Lollate episcopali

chiesa politica

Chissà come lollano sotto i baffi i religiosi cattolici non dico della Papuasia, ma quelli italiani, quando lasciano dichiarazioni del genere.

Cosa adoriamo di Pino Strabioli

pino strabioli

Domani scrivo nella solita rubrica sul giornale che sapete del grande e poco visto Pino Strabioli. Per fortuna che almeno lui ne vede, di cose: al teatro, al cinema, e ovunque, dove uno meno se l’aspetta.

Se c’è una cosa che non si può non adorare di Pino Strabioli, oltre al fatto che conduce uno dei piccoli eccezionali programmi meno visti della nostra televisione, è il rapporto che manda avanti col pianista di studio, Leo Sanfelice. Sono uno straordinario duo comico, che forse non potrebbe essere valorizzato maggiormente da una trasmissione anche solo leggermente più mainstream, perché vive di un mondo di tempi e ritmi tutto suo, creato nel tempo, e mantenuto con la grazia di chi si diverte lavorando e non si dimentica mai né che si sta divertendo né che sa lavorando.

Cominciamo bene Prima (la prima parte, appunto, dei Cominciamo bene che ogni mattino Rai Tre ci trasmette) è così: o lo si ama o si fa finta di non guardarlo, mentre si fa colazione tardi o si è uno studente di ogni ordine e grado a casa malato.
Certo, forse non è il caso che sia realmente Pino a recitare le opere poetiche che ci pone spesso come esergo per le sue puntate. Non veste estremamente sobrio, e per giunta lo vediamo spesso appena svegli, se abbiamo naturalmente la fortuna di fare o non fare un lavoro che ci permette di vederlo effettivamente. Dice un po’ troppo spesso “per la regia di” perché possiamo credere in toto al suo senso dell’umorismo quando parla col suddetto pianista.

Ma Pino è un conduttore sincero, che tratta nella sua trasmissione di qualcosa che non solo conosce, ma che perfino ama: il buon teatro di prosa di una volta, quando viene proposto anche oggi, e non è anacronistico né con Michelle Hunziker o Manuela Arcuri. Senza dimenticare rievocazioni semi-spiritiche di grandi interpreti di sceneggiati televisivi Rai del passato, e di brani che hanno fatto il passato remoto della grande tradizione della canzone italiana.
E’ il Paolo Limiti dei più piccini, anche se tratta delle stesse epoche, con quella particolare forma di nostalgia che si prova solo per le cose per cui, per motivi cronologici, non si può tecnicamente chiamare nostalgia, ma più che altro perversione per Nilla Pizzi.

Negli ultimi tempi, spesso puntate intere sono dedicate alla riscoperta di uno sceneggiato girato e interpretato benissimo, di quelli che ci fanno domandare, ed era il caso di farlo davvero, come sia possibile non solo che la gente veda certe fiction recenti (prima fra tutte, non dimentichiamo mai Guerra e Pace con Alessio Boni), ma anche come sia possibile che vengano girate e sponsorizzate.

Poi, ci ricordiamo quanto ascolto fa Strabioli anche al mattino – così di nicchia, se vogliamo, eppure così contaminato dal prime time – e tutto torna a non sorridere

Scena per scena, poniamo il caso, “Cime tempestose” del ’56 viene prima raccontato e poi analizzato. Il conduttore si accompagna a due giovani attori che ne discutono con la giusta dose di ammirazione e rottura di scatole. Perché un giovane, beninteso, deve rompersi le scatole davanti a un Cime tempestose ’56. Ma poi dovrebbe avere i mezzi interpretativi, e soprattutto logistici e produttivi in senso lato, per fare di meglio nel 2008.
E invece no. Suonala ancora, grande Leo.

Comincia il GF8, il nuovo TG di Mediaset

trans grande fratello silvia burgio

Domani primo pezzo per la rubrica sull’Opinione sul Grande Fratello 8 (d’ora in avanti GF8). Il resto lo seguiremo insieme col mio argutissimo gruppo d’ascolto. Special thanks a Rosanna, Enrica e l’invisibile Dorina.

Il Grande Fratello di quest’anno, iniziato martedì sera in prime time, perdendo nientemeno che contro “Un Caso di coscienza 3” la sfida Auditel che tanto lo confortava le scorse stagioni, ha alcune marce in più rispetto alla tradizione di reality che esso stesso ha inaugurato.

Un tempo, il reality-show era il programma innovativo e relativamente incontrollabile che gli altri elementi del palinsesto temevano (fossero questi elementi dei quiz, delle sedute di infotainment, delle classifiche musicali o le varie orribili personificazioni di essi che li conducono). Questo avveniva principalmente perché il reality non aveva copione e le donne in esso sembravano belle e giovani anche senza troppo trucco.

Uomini e donne della televisione, abituati da decenni a chiedere il permesso ad autori a volte diciottenni il permesso anche di schiarirsi la gola alle prove di un intervento sul divorzio di Pippo Baudo durante un talk – e nondimeno avvezzi anche ad ore ed ore di make-up – hanno visto da subito una terra promessa mancata, in quella formula apparentemente geniale, e poi solo noiosa, di uno show in cui erano i protagonisti a dire alla telecamera dove guardare, muovendo dalla stanza da letto verso il gabinetto sociale.

Dal momento che, nonostante le apparenze, la maggior parte delle persone che lavorano e contano davvero in televisione non hanno ancora partecipato né parteciperanno a un reality show, la tendenza sopra sintetizzata ha avuto presto la peggio, e il reality si è trasformato in altro degli strumenti delle politiche e delle economie editoriali dei canali e dei palinsesti. La sincerità paga pochissime volte in fatto di spettacoli, soprattutto quando sono molto visti; e quando paga, non paga come si vorrebbe.

Questa ottava stagione di Grande Fratello, in particolare, sembra segnare un punto di svolta. Mai era stato così recitato, così eterodiretto, così editoriale. La scena fintissima della separazione del brasiliano dalla moglie che rinuncia a entrare nella casa, pur gelosissima, per lui, è proprio l’anello che non tiene, con cui si è esagerato, ma che si propone come annuncio del nuovo corso.

Il Grande Fratello è talmente ben scritto ormai, che è scritto meglio della maggior parte delle altre trasmissioni, che si sono come rilassate dal punto di vista della cura dei testi, soprattutto proprio per l’avvento dei reality-show stessi. Siamo quasi davanti alla nuova Alda D’Eusanio: una trasmissione che dovrebbe essere improvvisata, ma che è invece talmente ben orchestrata e recitata che la minoranza degli spettatori (che capisce la solfa) la guarda fra il divertito e l’ammirato. Il resto, la maggioranza, la guarda lo stesso.

I mostri che la tendenza reality ha creato sono sotto gli occhi di tutti: L’italia sul due, Buona Domenica, Amadeus.
È abbastanza evidente, ormai, che quando Canale 5 o chi per esso ha voglia di far finta di far sapere al suo pubblico come la pensa su un certo tema, vuoi la transessulità, vuoi le coppie multietniche, vuoi la situazione post-divorzio di Katia Ricciarelli, non è più al Tg5 o a Verissimo (la sua appendice meno trash e vitale) che si affida, ma al Grande Fratello.

Bruni, Sarkozy, Caprarica e Sotis

antonio caprarica

Oggi in edicola sull’Opinione, lo posto qui per i più pigri.

La puntata di Porta a porta dedicata, martedì, all’unione fra Carla Bruni e Sarkozy è probabilmente la migliore della stagione. Ed è oltremodo significativo come si riesca ad ottenere questo risultato su un tema che è la migliore sintesi fra il sacro e il profano di Bruno: stile gossip con la politica e grande giornalismo col pettegolezzo.
Ognuno degli ospiti si rende conto subito della situazione, e dà il meglio di sé con uno slancio e con una facilità mai vista prima.

Lina Sotis lancia battute come in estasi, posseduta da uno spirito che le segna le cose da dire su un gobbo immateriale, che fissa davanti a sé, leggermente a destra dell’obbiettivo della sua camera in esterna, e non ne sbaglia neanche una. E’ di una crudeltà e di una pacatezza da sibilli che inventa vaticini, alla Dürrenmatt. Sublime il momento in cui le deve essere venuta in mente una perfida definizione della nuova coppia di cui si parla, ma non la pronuncia: la affida a qualche redattore che, prontissimo, la scrive su un foglio di carta e la fa inquadrare da un operatore: “Lo squalotto e la caimana”.

E’ una serata di quelle che non tornano, o che preannunciano una nuova epoca. Commovente, ad esempio. il modo in cui l’autore del servizio sull’infanzia musicale di Carla Bruni riesca ad evitare la facile battuta, parlando del rapporto fra la madre Marisa e il vero padre della modella, quando a un certo punto dice: “Lei suona il piano”. Non soltando riesce ad evitare di concludere il periodo con l’ovvio: “e lui la tromba” (per tacere del fatto che non erano affatto a fiato gli strumenti che sapeva suonare meglio), ma riesce a farla pronunciare a tutti noi. Del resto siamo in seconda serata su Rai Uno, e l’autore è uno dei migliori della squadra di Vespa.

Ma naturalmente la vera stella è il più grande giornalista radiotelevisivo italiano vivente: Antonio Caprarica. Del resto, è sempre così quando viene invitato e, dobbiamo presumere, accetta di andare in onda con Vespa. E non ce ne voglia neanche l’immenso Mario D’Urso, purtroppo, troppo signore per intervenire spesso, ma anche talmente indispettito dalla grammatica della moglie del figlio di Jean Pal Belmondo, per farlo anche di rado. Continua a leggere ‘Bruni, Sarkozy, Caprarica e Sotis’


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