Archivio per marzo 2008

Online il nuovo sito del Crazy Marketing Network

Leonardo De Nardis, Alex Badalic, Claudio Vaccaro e Camillo Di Tullio l’hanno fatta grossa, questa volta e, senza che il vecchio blog di Crazy Marketing Network (il primo network italiano di blog tematici dedicati al marketing, guerrilla, viral, innovativo) che hanno fondato solo 6 mesi fa perdesse un colpo, nel frattempo, hanno lavorato sodo perché proprio oggi quello nuovo potesse apparirvi in tutto il suo splendore nel giorno del suo lancio.

Lo trovate all’indirizzo, nuovo di zecca: www.crazy-marketing.it. Qui sotto, invece, trovate un video che hanno scelto per il primissimo lancio, sulla falsariga dei Mac vs. Pc con cui la Apple ha cambiato una o due norme del marketing comparativo. Godetevi il tutto non convenzionalmente.

Credits:
Agency: Socialware
Players: Filippo Giardina e Mauro Fratini (NonRassegnataStampa.it)
Director: Luca Mobilio

Parte Naked News Italia, le veline scartate prendono il potere

naked news

Domani pezzo sul lancio di Naked News Italia, per la rubrica “Etere & Cloroformio” sull’Opinione.

Alcuni analisti del settore sono ancora esterrefatti di come siano stati nient’altri che dei canadesi a inventare Naked News; a renderlo un prodotto relativamente di culto in America e, da oggi, a esportarlo addirittura in Italia, sebbene ancora non possiamo dire con quale tipo di soddisfazione del pubblico nostrano.

Naked News è un servizio che debuttò nel 2000, trasmettendo da Toronto il primo programma di informazione condotto da donne o uomini (soprattutto donne) che si spogliavano progressivamente e del tutto durante la lettura delle notizie del giorno.
All’inizio sarebbe potuto sembrare solo un’appendice particolarmente intellettualizzante di qualche rullo videoerotico, magari di sottofondo a linee hard, ma ben presto gli spettatori nordamericani cominciarono ad affezionarsi a questi mezzobusti per una volta a figura intera, e che figura.

In realtà, Naked News potrebbe anche intendersi filosoficamente come un piccolo ma efficace movimento di liberazione del giornalista televisivo, una delle poche figure sul piccolo schermo ad essere ancora costretto in una metrica esatta e rigorosa, senza possibilità di scampo dalla solita inquadratura e un look che non potrà mai somigliare in alcun modo a quello anche solo di un Magalli, per non parlare di un Giletti. Continua a leggere ‘Parte Naked News Italia, le veline scartate prendono il potere’

Tricarico dalla Bignardi

tricarico bignardi

Anticipazione per gli amici più intimi del solito pezzo di televisione, che esce domani sul quotidiano l’Opinione. Come sapete la rubrica esce ogni giorno, ma qui anticipo solo gli articoli che penso possano interessarvi di meno, per spirito di dominazione.

Più gente strana intervista e più la specialità di Daria Bignardi sembra essere diventata quella di intervistare solo gente strana, o di difficile comprensibilità o comprendonio. Di questi tempi, è ormai più semplice intervistare la figlia intelligente di Berlusconi che certi cantanti fuori dagli schemi. Così, la missione di Daria, per la l’ultima puntata, trasmessa venerdì scorso, è stata quella di intervistare Tricarico, il cantautore timido dall’infantilismo espressivo colto.
L’autore del grande successo di “Io sono Francesco” (2000), che non disegna le tematiche sociali più invise a Gigi D’Alessio, e scomode perfino ai truccatori di Anna Tatangelo, è stato per lunghi anni completamente assente da qualunque tipo di salotto televisivo.

Ora, che è reduce da un mini-tour televisivo che lo ha sentito finalmente parlare – è passata alla storia del Festival di Sanremo la sua parolaccia microfonatissima rivolta a Chiambretti dopo qualche sfottò di troppo rivolto al suo carattere chiuso; lo stesso non può dirsi per la sua comparsata a Quelli che il calcio – Tricarico ha deciso di concedersi anche un’autentica intervista barbarica, su la7. Continua a leggere ‘Tricarico dalla Bignardi’

Il dottor House è stato un damerino londinese

La scena che preferisco di gran lunga, per ora, in tutte queste puntate che mi si sono rivelate da quando so che dai libri di P.G. Wodehouse nel 1990 fu realizzata una serie televisiva, intitolata “Jeeves and Wooster”, è la seguente.

Bertie Wooster, il giovin signore londinese che vive in simbiosi col suo valletto Jeeves (tanto acuto, sapiente, solutore che diede il nome a un motore di ricerca degli albori del web: “Ask Jeeves”), si trova a dover fare un’ambasciata per conto di sua zia Agatha, presso una camerierina che il fratello della zia, un vero Lord inglese, si trova a desiderare ardentemente di sposare.

Lo scopo della visita è quella di offrire cento sterline alla giovane perché rinunci a sposare il gentiluomo, dato il dolore che quell’unione provocherebbe nella sorella di lui. Bertie viene però accolto dalla madre della camerierina, che lo scambia per un medico e gli propone di esaminare un suo ginocchio dolorante, nonché gli propone di dare un’occhiata anche al suo didietro stagionato. E’ troppo per Wooster, che con una scusa più o meno galante delle sue, riesce a fare sapere nel modo più comico ed elegante possibile che è molto, molto lontano dall’essere un nuovo medico in servizio.

Perché tutto questo mi ha fatto morire dal ridere, più ancora che per il solo fatto di essere estremamente esilarante di per sé? Perché nient’altri che Hugh Laurie, l’uomo Doctor House, interpreta il giovane Wooster, ed effettua sul ginocchio della signora la sua prima diagnosi molto creativa della carriera da attore. Stracult è dire poco.

Spero presto di avere un qualunque motivo per parlarne nella mia rubrica di televisione sull’Opinione.

Californication e i due mestieri degli uomini di immaginazione

Domani comincia anche in Italia (su Jimmy) la serie Californication, cui ho dedicato l’articolo di domani sull’Opinione.

L’interessantissima Showtime, già produttrice di Dexter (lo show con l’ematologo violento e killer gentiluomo) sbarca in Italia con Californication, la serie umoristico-letteraria che ha affrancato David Duchovny dal ruolo di Fox Mulder in X-Files – cosa che a lui non era riuscito di fare neanche con una trafila di filmetti orrendi, e certo non la comparsata in Sex & The City, del resto.

Questa volta l’attore, laureato a Princeton e a Yale, interpreta in ruolo di uno scrittore piuttosto in crisi di ispirazione, ma fortunatissimo in amore. Troppi romanzi non gli vanno come dovrebbero, di uno si decide di farne un film e decide di trasferirsi da New York in California, intraprendendo una nuova carriera parallela di sciupafemmine avvinazzato e spesso fumato. Da qui il titolo della serie, tratto a sua volta dall’album celeberrimo e omonimo dei Red Hot Chili Peppers, verosimile portmanteau fra lo stato della West Coast e la parola inglese che identifica l’atto preferito di un numero cospicuo delle sue abitanti, a quanto pare.

A Los Angeles Hank Moody (il cognome letteralmente significa “umorale”) comincia a tenere un blog per una rivista alla moda (indimenticabile il momento in cui gli si propone il lavoro, atteggiando la bocca a conato di vomito mentre si pronuncia la parola “blog”) e a cercare di risolvere il suo rapporto altamente conflittuale con la moglie e la figlia andando di fiore in fiore, probabilmente con l’idea di rendersi conto a un certo punto della faccenda che non c’è niente di meglio del proprio alveare, ma con una certa maggiore cognizione di causa. Continua a leggere ‘Californication e i due mestieri degli uomini di immaginazione’

Costume e società ai tempi dei coniugi Vianello

Domani in edicola sulla puntata speciale di Tg2 Costume e società dedicata a Sandra e Raimondo.

Senza l’apporto fondamentale del Tg2 Costume e società, come faremmo a sapere che il mondo sta cambiando, in generale; o che la Chiesa cattolica tiene all’ecocompatibilità, nel particolare? O che Sandra e Raimondo sono parte tanto del nostro costume quanto della nostra società?

Martedì, effettivamente, è proprio la coppia decana della televisione autobiografica a essere la protagonista assoluta della puntata della rubrica del Tg2 decana della carenza di ispirazione per contenuti. Si riflette, dal salotto di casa loro, su come parte di quello che vediamo oggi in televisione sia dovuto alla mancata osservanza dei loro insegnamenti. Non è una facezia o una boutade, per l’autore del servizio, e la dimostrazione della sua tesi avviene con alcuni filmati di repertorio sapientemente scelti, tratti perlopiù da verità con Sandra che gioca con un palloncino o Raimondo che parla romanaccio.

Cose che se avvenissero ai tempi nostri, in un sol colpo, abbatterebbero con sicurezza da taglialegna le fondamenta degli odiati reality, del faticoso infotaiment, quanto del tremendo cultural gossip, che è trasversale alle due categorie sopracitate. Almeno secondo il nostro giovane ed elegante intervistatore.

Che sa sfottere magistralmente Raimondo, chiedendogli se fa sport, con la piccola ma comunque spassosa gaffe di non saperlo quasi bloccato per via di un incidente alle costole che quasi gli impedisce di respirare.
Non che i coniugi Vianello non meritino spazio in televisione, onorificenze o commemorazioni, come la bella e discreta apparizione sul palco di Sanremo non ha attestato. Sono stati un vero e proprio corso di telegenia morale in un periodo in cui si avrebbe bisogno di modelli come del miele dietetico sulle fette biscottate dei baretti Rai.

Il punto è che forse questo servizio monografico era troppo poco ispirato perfino per un duo che per anni ha fatto ridere – e anche relativamente a crepapelle – giovani dai 50 anni in su grazie alla sola gag dei piedi che scalciano sotto le lenzuola. Continua a leggere ‘Costume e società ai tempi dei coniugi Vianello’


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