Sulla finale di Amici

maria de filippi

Domani in edicola sull’Opinione nella solita rubricaccia.

Finalmente, anche quest’anno, il vincitore immorale di Amici, cioè quello vero (niente da dire sulla sua dirittura etico-professionale, se avesse una professione) è Marco Carta, il favoritissimo delle signorine in età da Maria De Filippi di ogni ceto e razza (ed età, del resto). Quello morale, come direbbe anche il più timido dentro ma Sfondrini fuori, fra gli autori del talent show di maggior successo in Italia e qualche repubblica balcanica di recente formazione, è stato naturalmente il pubblico, come avere dubbi a riguardo.

Tanto per Roberta Bonanno, quanto per Pasqualino Maione o per Francesco Mariottini, dunque – per quanto vi invitiamo a memorizzare questi nomi (se non saranno prontamente sostituiti da pseudonimi anglofoni anni ’80, per ovvii motivi di difficoltà a memorizzarli) – non c’è stato scampo: il televoto che tutto può li ha resi sconfitti e probabilmente anche qualcosa in più. Invece di non vincere semplicemente 300.000 euro e uno stage a New York di un anno, dovranno prestare il loro volto ad alcune campagne pubblicitarie di prodotti della Fascino, la nota impresa a conduzione familiare di Maria De Filippi e Maurizio Costanzo. Oltre il danno economico e il debito formativo, anche la beffa dantesca.
Per il resto, una finale strappalacrime come pochi, con due picchi di liquido: i quattro momenti in cui ciascuno dei quattro finalisti viene esposto ai suoi genitori, dalla solitudine del residence di charme in cui risiedevano in tutta segretezza nei giorni precedenti al grande evento; e naturalmente la proclamazione del vincitore annunciato.

Prima del primo rvm dal residence, momento rarissimo di interazione fra Fiorello e Mediaset, quando l’istrione di Radio 2 lancia una specie di benedizione papale nei confronti del programma di Maria.
Nella giuria della finale non mancano Carla Fracci in persona e alcuni videogenici produttori musicali italiani, fra cui il noto Saverio Marconi dei tanti musical, un genere che sembra improvvisamente essere risorto – o quantomeno non morto – grazie anche alla linfa zombie che trasmissioni e pubblici come quelli della Fascino hanno saputo creare e alimentare forzosamente, nel giro di numerosi anni in cui non si proponeva praticamente altro di nuovo in tv.

Un merito non da poco per un programma che è la quintessenza stessa della televisione di oggi, incapace di essere scritta da qualsivoglia autore di qualità, e perennemente in cerca di quel realismo dato – nella sua visione distorta della comunicazione moderna che si rispetti – da quella bruttissima copia dell’improvvisazione – invece, estremamente scritta, forse anche di più della televisione semplicemente rigorosa e autenticamente finta di solo qualche decennio fa.
Nell’occasione di dare un arrivederci il più possibile freddo a questa realtà televisiva, non possiamo non dare, d’altro canto, il benvenuto ad un’altra di quelle voci libere del web sartirico italiano che poi ci costringono a frequentarlo, col tempo, con quell’aria da resistenza che un tempo tributavamo solo a Mai Dire Grande Fratello. Il sito si chiama Nemici di Maria (www.nemicidimaria.com) e vale la pena di una visita quotidiana e disperata.

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