Fabrizio Corona nel Paese dei balocchi

Oggi in edicola sull’Opinione.

Da qualche tempo c’è un motivo in più per cui dobbiamo essere grati a Claudio Brachino, oltre che di aver saggiamente scelto di non allinearsi agli orari di Uno Mattina per il suo Mattino 5 (forma libidinosamente chiasmica e maschiamente fininvestiana dello storico titolo di Rai Uno). Brachino è direttore di Videonews, la testata di Mediaset cui fanno capo diversi contenitori di infotainment spinto, dedicato alle più distanti nicchie di pubblico: dai brufoli dei giovani ascoltatori di Lucignolo, nelle corte notti televisive estive, alle spesse lenti di tanti anziani. In occasione del lancio di questa stagione di Lucignolo proprio Brachino amò stupire giornalisti e pubblico con due dichiarazioni. Una riguardava l’ingresso di Melita Toniolo nel cast della trasmissione, scelta che si è rivelata vincente, perché la Toniolo è molto lontana dall’essere Mascia del Grande Fratello e Alessia Fabiani messe insieme (duo sexy di Lucignolo qualche stagione fa). E poi perché il suo modo di fare provocatorio sta contribuendo a rilanciare il senso dell’umorismo di una canale giovane, che cominciava a invecchiare, sotto il peso della sua stessa gioventù forzata, come Italia 1 è dai tempi della decadenza della Gialappa’s.

Seconda dichiarazione: “Volevo fare una rubrica con Fabrizio Corona: mi sarebbe piaciuto fargli smascherare ogni settimana un finto gossip, un tarocco. Ma quest’anno non lo faremo: in futuro, chissà”. Ora, è cronaca giudiziaria di questi giorni che Fabrizio Corona sia a piede libero, e che quindi solo un certo tirarsela bluffando avrebbe potuto distoglierlo dall’accontentare Brachino, dopo una comunicazione alla stampa così lusinghiera. E così è stato, per una delle puntate di questa stagione che resteranno più memorabili. Non solo perché la protagonista del numero della rubrica “L’Intervista senza rete” è Nina Moric in persona, moglie-non-moglie del noto fotografo dalla legalità borderline e dai tanti contatti in rubrica. Ma anche perché Corona ha accettato di mettersi dalla parte della voce fuori campo più ammaliatrice e tentatrice dei nostri tanti pinocchi e pinocchietti in cerca del paese dei balocchi televisivo, e di andare a movimentare con la sua presenza tatuata, sgarbata e ingombrante nientemeno che la comunità di don Mazzi.

Certo, non è nulla rispetto alla storica intervista che Fabrizio concesse proprio a Lucignolo dopo 80 giorni di carcere, che lo mostrò palestratissimo a casa, nell’atto di rispondere alle domande senza smettere di giocare alla Playstation, che per un duro salutista di oggi equivale al classico fumare in faccia all’interlocutore. Eppure a rivederlo oggi, non professionale come solo un professionista come lui sa essere, microfonato e poco solerte come uno scolaretto discolo, non riusciamo a trovare altra incarnazione più acuta, precisa e, se ce lo concedete, anche un po’ incarnita, di quello che può essere il vero Lucignolo di questi tempi, e gli auguriamo quindi tutto il bene possibile.

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