Archivio per settembre 2008

Nostra Senette del varesotto

Domani sull’Opinione

Ah, Francesca Senette! Non si può stare né senza di lei su Rete 4, né con lei su Rai Due. Eppure, come rispettando una di quelle infallibili, cosiddette leggi del pessimismo di Murphy, è proprio questa la situazione che i palinsesti italiani propongono allo spettatore di questo autunno. La conduzione dell’Italia allo specchio (alle 14.40, dal lunedì al venerdì significa molte cose per la giornalista. Prima di tutto, l’addio a quella sorta di aura di stagismo d’alto bordo che incorniciava le sue impressioni video presso Emilio Fede.

In secondo luogo, l’addio della fascia del primo pomeriggio di Rai 2 all’atmosfera leggera e ammiccante dell’Italia sul 2, in favore di una cappa pesante e relativamente giustizialista, oltreché piuttosto poco credibile a quell’ora e con quei mezzi (le minifiction ricostruttive di coltellate, rapine, sparatorie). Gli spettatori in dubbio se darsi o no a Uomini e donne, sono avvertiti. Morale della favola: la Senette, da una parte, perde di colpo la dose esatta di credibilità che aver condotto per anni la rubrica Sipario del Tg4 poteva comportare; gli spettatori perdono il minimo intrattenimento che le loro speranze su Milo Infante che finalmente si decideva a provarci con Monica Leofreddi potevano comportare.

Abbastanza infighita dal suo blog ultra-gloss – e dall’odore forte di mastoplastica – Francesca, dunque, tanto fa sentire la sua mancanza al pubblico del Tg4 (anziani in cerca di opinioni forti, giovanotti di mezz’età in cerca di emozioni deboli), quanto la sua presenza a quello di Rai 2 (anziani in cerca di emozioni forti, giovani in cerca di opinioni debolissime).
Tratta le marchette all’Isola dei famosi come un affare di stato, e gli affari di stato come marchette al politico ospite di turno. Continua a leggere ‘Nostra Senette del varesotto’

La morte apparente di Marge Simpson

Domani in edicola con l’Opinione

Una delle ultime operazioni tardodadaistiche dei blog italiani è riuscita una volta di più a far riflettere i vecchi media (mentre i nuovi pubblicitari sghignazzano) su quanto grande possa essere il potere di una bufala ben distribuita. I blog, che sono il territorio dei giornalisti fai da te ad alto tasso di professionalità fake, ogni tanto danno il meglio di sé.

Quando, senza alcun bisogno di fingere qualità o competenze che non hanno, e che non avrebbe alcun senso per loro avere, esprimono una forza che è invece gli è propria ed esclusiva, come connaturata a questi scrittori di internet. Non c’è giornalista in odore di Pulitzer al mondo che sappia dare una notizia finta come un blogger in odore di farsi quattro risate (anche alle spalle di fior di direttori), o di farsi linkare o notare. Questo, perché è nel codice genetico del blogger, da prima ancora che si chiamasse così, da quando era semplicemente l’animatore o il molestatore dei gruppi di discussione di Usenet (ancora validamente attivi sullo scibile e nel mondo, del resto), deridere il medium ufficiale, il comunicatore patentato, il pianeta delle scimmie che voleva ricolonizzare.

Il blogger, se ci pensate, è la parodia nata del giornalista della carta stampata, è come una scimmia che lo sfotte allo specchio facendo tutto il contrario di quello che fa lui, sebbene con perfetta sincronia.
Il tema del caso di questi giorni è solo relativamente triviale: la presunta morte di una delle presenza fisse all’interno di una delle serie televisive più amate di sempre.

Il 17 di questo settembre compare su Giornalettismo.com un post a firma Ciro Ascione (guardacaso, troll confesso, disturbatore professionista della rete), che annuncia la decisione, da parte della produzione dei Simpson, di far morire Marge, la madre di famiglia della famiglia gialla, al termine della ventesima stagione della serie. Non si riportano fonti della fuga di notizie, se non quella di un fantomatico responsabile del “visual catering”. La morte non dovrebbe avvenire in maniera “eroica, ma non si esaurirà nemmeno in una gag facile”. Continua a leggere ‘La morte apparente di Marge Simpson’

La Gelmini e lo stato di supplenza

Domani su l’Opinione.

Dopo la lunga pausa estiva, la ripresa della programmazione di Porta a porta non sembra aver apportato alcuna particolare bonifica al format di Bruno Vespa, che continua a navigare placidamente nell’acqua sua stessa, quella che i proverbi salentini identificano come miglior sistema in cui cuocere al meglio un polpo.

I ministri mutano, i gabinetti pure, ma il succo di ogni puntata da Bruno rimane lo stesso, da anni ed anni o, perlomeno, dacché Renato Mannheimer è una presenza fissa nella fase terminale e solo apparentemente meno dolorosa delle nostre giornate. Porta a porta è la versione televisiva del concetto di incomunicabilità novecentesca, vari anni dopo che le prove letterarie, teatrali, figurative sullo stesso tema hanno dimostrato il loro fulgore e poi il loro fallimento, una dopo l’altra.
Vespa no, non fallisce nel suo intento poetico, forte e limpido come un richiamo della foresta, avvertito chiaramente ogni volta che un ospite viene ascoltato dal suo rivale dirimpettaio di divano; ogni volta che un concetto chiave non viene espresso da un sommario fuorviante del conduttore, a cose fatte; ogni volta che qualcosa sembra andare per il verso giusto. Continua a leggere ‘La Gelmini e lo stato di supplenza’

Paso Adelante, con juicio

Domani sull’Opinione:

Nel corso del serial Paso adelante, su Italia Uno, la funzione dell’accademia di arti sceniche in cui le vicende sono ambientate, risulta rovesciata al punto che sono le stesse tare tecniche degli allievi, i loro alterchi, la mostra dei tanti provini falliti a costituire il soggetto di un dramma di rappresentazioni mancate e scambiate, come per la tela di Penelope, con promesse di rappresentazioni future che non solo importano poco, ma possono venire meno, nell’attesa che tutto ciò non finisca più; in una cocente teoria della televisione al tempo dei reality-show.

Paso adelante presenta un mondo al contrario in cui, finché dura, un fallimento sarà il solo successo: la ricreazione l’unica lezione. Alle soglie di uno Stanislavskij invertito e terminale, i migliori interpreti avranno un bel recitare talmente bene da saper fingere di averlo dimenticato: soccomberanno, al primo scontro con chi non conoscerà rivali, non avendolo mai saputo. Non c’è peggior sordo solo di chi davvero non può sentire. Nient’altri che uno spettatore eccessivamente signore o superficiale deplorerebbe, nel film di Volker Schlöndorff dedicato all’amore di Swann per Odette, l’assegnazione a Ornella Muti del ruolo di quella splendida, pessima mentitrice. Se, in Paso, per gli alunni troppo solerti, una segnalazione, una scrittura equivarranno quantomeno a una morte in Beautiful, chissà che proprio questa nostra apologia non li sterminerà tutti.

I loro docenti spesso non tengono neppure lezione, indulgendo ognuno a un proprio backstage personale, come in una matrioska di vorticose ringkomposition, in cui anteporranno i propri dubbi metodologici al programma d’esame, quando non saranno troppo intenti a chiamare un’amica, nel caso che la festa di quella sera fosse stata rimandata. Così, dopo un’intera ora di recitazione sul tema dell’amore, verranno redarguiti gli studenti che continuino al di fuori dell’aula, per una questione più di tempi tecnici che di anacronistica pruderie, cosicché il povero Pedro non saprà mai se la sua Giulietta l’avrebbe corrisposto pure nella vita.

In Fame-Saranno famosi, solo vent’anni prima, le difficoltà del compianto Leroy erano un mero pretesto per incorniciare le scene in cui, finalmente danzando, egli avrebbe immaginato il suo asciugamano mutare in mantello, e la bici in destriero: come per una di quelle trasformazioni che traggono Mazinga dal modesto Ryo che, ancora in borghese, il dottor Inferno aveva ragione di sottovalutare. Meriti e ruoli che forse il personaggio avrebbe sognato, ma per cui l’interprete avrebbe sudato sul serio, poiché quel professionista travestito da matricola agiva più da genio incompreso che da stimata nullità. Continua a leggere ‘Paso Adelante, con juicio’

La Vita (nova) in diretta

Domani sull’Opinione.

Lamberto Sposini comincia questa settimana la sua delicata missione di far dimenticare le voci fuori campo campionate di Michele Cucuzza (di dubbio, a sfottò, di complimento galante). La cronaca e i fatti pronti a vincere sul gossip e le ospiti extra-parlamentari. Molto extra-parlamentari. Ma la Vita in diretta di ieri riparte da un servizio straculto sul compleanno di Nicola Pietrangeli, definito a chiare lettere “il più grande tennista di tutti i tempi”, mentre l’uomo che di solito Chiambretti chiama Mario Baldassarri brinda con lui alla sua maglietta della salute, e subito arriva il sospetto che la strada possa essere in salita. Viene il sospetto che il giornalismo televisivo di ritorno, dopo la lunga vacanza di 10 anni in questa fascia oraria, dovrà aspettare ancore un po’ di rodaggio.

E invece no, seconda sorpresa. Si recupera, immediatamente dopo il saluto (emozionato) di Lamberto, col secondo tentativo, fortissimo tanto sulla carta quanto nella realizzazione, perché ampiamente dedicato alla “caccia al cliente”, e perché ricco di video-puttantour notturni e diurni, alla Lucignolo, ma più ragionati. Interviste di taglio sociologico a clienti dalle voci anche relativamente poco camuffate: un’immagine della vita veritiera, tangibile, fatta di lamentele per il prezzo dei parcheggi e il decadimento del rapporto qualità prezzo (“in parte dovuto all’euro”, taglia corto un habitué di 48 anni, nel ramo dai 35). Continua a leggere ‘La Vita (nova) in diretta’

I Griffin testimonial per Google

Domani in edicola su l’Opinione

La versatilità di un personaggio come Seth McFarlaine, il creatore dei Griffin (ma anche attore-doppiatore di gran parte dei suoi personaggi), deve ormai essere tale che può accettare incarichi dalla dirigenza del marketing di Google senza perdere l’occasione di fare le scarpe al loro mondo (quello dell’informatica, dei geek), e senza perdere per questo una preziosa collaborazione.

Google, il più influente motore di ricerca e fornitore di servizi web al mondo, ha proposto a McFarlaine di realizzare una serie di cartoon da inserire nel proprio circuito “Adsense”, la rete di pubblicità su web che ha rivoluzionato il modo di proporre contenuti e di rapportare i produttori di contenuto con gli inserzionisti pubblicitari. Questo, perché propone solo inserzioni in forte contestualità rispetto al contenuto delle pagine che le ospitano, da una parte dimostrandosi il meno possibile sgradite all’utente – che non deve per forza di cosa odiare una pubblicità di B&B se ha appena cercato Salento sul motore – e dall’altra profittevoli per l’inserzionista, che vedrà maggiormente colpito il proprio target di riferimento. Cosa c’entra tutto questo con i Griffin?

Seth ha realizzato per ora due spot, che sono disponibili già su Youtube, previa ovvia stringa di ricerca col suo nome, accoppiato a quello di Google (del resto, proprietario anche di Youtube), che saranno inseriti al posto del solito breve testo che, per tradizione, costituisce il nocciolo duro delle pubblicità Adsense Continua a leggere ‘I Griffin testimonial per Google’

Julia, la strada per la felicità (scorciatoie, no?)

(domani sull’Opinione in edicola)

“Julia – La strada della felicità” (Julia – Wege zum Glück) è una nuova soap opera teutonica, la terza che importiamo senza troppo merito dalla Germania, dopo Tempesta d’Amore (piccolo-medio successo di pubblico su Mediaset; fanblog italiani adoranti come neanche in Baviera) e Bianca, che altro non era che il prequel di Julia. Il poco merito deriva dal fatto che, mentre anche da noi (come in paesi come la Svizzera, l’Austria, e basta) queste storie di pralinaie (Tempesta d’Amore) e di guide di safari (Julia) conoscono un discreto successo, storiche produzioni nostrane del calibro di Vivere chiudono battenti.

Queste fiction tedesche, però, evidentemente piacciono, e i motivi di questa faccenda protrebbero anche essere presto detti. Innanzitutto, sono delle serie che ricalcano gli storici temi delle soap nord e sudamericane: non mancano differenze abissali di modi, costumi, casting fra classi sociali i cui membri, del resto, fornicano il più possibile mescolandosi gli uni agli altri; ambientazioni da sogno quali Africa, castelli di montagna, e vari nomi di villaggio o piccola isola; corna e mazzate come se piovesse. Eppure, nonostante questa severa aderenza al format imposto da anni ed anni di desiderata del target di riferimento, le soap tedesche hanno questo vantaggio rispetto alle altre, e anche alle italiane: finiscono. Continua a leggere ‘Julia, la strada per la felicità (scorciatoie, no?)’


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