Julia, la strada per la felicità (scorciatoie, no?)

(domani sull’Opinione in edicola)

“Julia – La strada della felicità” (Julia – Wege zum Glück) è una nuova soap opera teutonica, la terza che importiamo senza troppo merito dalla Germania, dopo Tempesta d’Amore (piccolo-medio successo di pubblico su Mediaset; fanblog italiani adoranti come neanche in Baviera) e Bianca, che altro non era che il prequel di Julia. Il poco merito deriva dal fatto che, mentre anche da noi (come in paesi come la Svizzera, l’Austria, e basta) queste storie di pralinaie (Tempesta d’Amore) e di guide di safari (Julia) conoscono un discreto successo, storiche produzioni nostrane del calibro di Vivere chiudono battenti.

Queste fiction tedesche, però, evidentemente piacciono, e i motivi di questa faccenda protrebbero anche essere presto detti. Innanzitutto, sono delle serie che ricalcano gli storici temi delle soap nord e sudamericane: non mancano differenze abissali di modi, costumi, casting fra classi sociali i cui membri, del resto, fornicano il più possibile mescolandosi gli uni agli altri; ambientazioni da sogno quali Africa, castelli di montagna, e vari nomi di villaggio o piccola isola; corna e mazzate come se piovesse. Eppure, nonostante questa severa aderenza al format imposto da anni ed anni di desiderata del target di riferimento, le soap tedesche hanno questo vantaggio rispetto alle altre, e anche alle italiane: finiscono.

E, quando si dice che finiscono, non lo si intende per bancarotta più o meno fraudolenta della produzione, motivi sindacali o quant’altro possa assumere i connotati di una causa di forza maggiore (perfino la morte biologica apparente di un inteprete). Le soap tedesche finiscono perché il regista e la produzione decidono di fare una soap che duri, ad esempio, 300 puntate, con un inizio, una fine e chi si è visto si è visto. Poi, se proprio si insiste, si può fare un sequel, sempre di 300 puntate, che in genere passa in secondo piano perché si è a corto di idee. O è Julia. Capricci dell’onestà intellettuale.

Julia, dicevamo, è probabilmente la storia più improbabile mai rappresentata a scopo di intrattenimento da Rai Uno (14.10, dal lunedì al venerdì). Si tratta delle vicende che riguardano da vicino una giovane che lavora in Sud Africa come guida ai safari, presso il villaggio turistico di proprietà di un’antica famiglia tedesca di produttori di ceramiche. Un discendente di questa famiglia, che vive ancora in Germania, si trova ad uno di quei safari come ne avete visti pochi, e si innamora di Julia, trovandosi subito minacciato di essere diseredato dal nonno imprenditore del turismo. Torna in Germania, dove a sua insaputa Julia si è anche parallelamente trasferita, per motivi di famiglia (una scusa migliore?). Gli amori continuano in altri due o tre continenti senza che possiamo svelarvi troppo perché forse non lo sapremo mai, come andrà veramente a finire, almeno in italiano, questa storia di gazzelle e vasellame, di amore tradizionale e anche parecchio per posizioni più moderne.

Il punto è che in fondo neanche Julia, in Italia, se la passi benissimo. In questi giorni, anzi, va in onda esclusivamente perché non è ancora entrato in vigore il palinsesto Rai invernale, che decorre dal 14 settembre. Dopo di che, il nulla. Non è prevista una sua presenza ufficiale in autunno. Le speranze delle affezionatissime, che sono giunte fino a ricorrere al sistema delle petizioni online, rimangono decisamente poco salde.
Qualcuno può fare qualcosa per salvarla dal talk del pomeriggio?

6 Responses to “Julia, la strada per la felicità (scorciatoie, no?)”


  1. 1 Luca settembre 11, 2008 alle 6:49 pm

    Comunque sia, le produzioni televisive tedesche sarebbero un modello di organizzazione industriale da imitare. Sono capaci di produrre serie di qualità medio-alta, rivendendole spesso e volentieri all’estero, mentre noi italiani non esportiamo altro che qualche fiction…
    Rai Uno, sospendendo per il secondo anno consecutivo la soap Julia da settembre a giugno dell’anno dopo, vuol farci credere che questa Strada per la felicità sia come la Salerno – Reggio Calabria, ossia piena di buche e interruzioni… Invece una soap opera è per definizione un genere televisivo che non tollera sospensioni o interruzioni più lunghe di un week-end. Ma questo i programmatori di Rai Uno sembrano ignorarlo, preferendo mandare in onda nei pomeriggi autunnali-invernali-primaverili, più di due ore ininterrotte di Festa Italiana, seguiti da altre due ore di Vita In Diretta. Contenti loro…

  2. 2 tess settembre 15, 2008 alle 2:30 pm

    assurdo sta’interruzione per il secondo anno. Finisci no una cosa prima di cominciare un altra. O mandala in onda in un altro momento della giornata. Vabbè contenta loro!!!!

  3. 3 Marta ottobre 7, 2008 alle 9:32 am

    Ok sarà una storia improbabile (e allora beautiful???) e tutto il resto, ma non sono forse così le soap opera? allora perchè mandarla in onda e poi interromperla? o non ce la fate vedere per niente o fatecela godere fino in fondo no?

  4. 4 memmo ottobre 15, 2008 alle 10:21 am

    il problema non è se la soap è bella o brutta. Il problema vero per un’azienda come la RAI è accertarsi prima di sopprimere un programma se la serie Julia era segfuita o meno. A me risulta che ogni giorno la soap veniva vista da più di 1,5 milioni di italiani ed italiane.
    Il programma che ha preso il posto di Julia fa una audience migliore?
    Io ho i miei dubbi. E poi avrebbe potuto esser infilata in uno dei tanti punti morti della RAI…..
    Ciao Ciao

  5. 5 anna ottobre 23, 2008 alle 12:31 pm

    festa italiana al posto di julia? vogliamo commentare…meglio di no….rischierei una denuncia

  6. 6 Makeup artist Sydney gennaio 2, 2013 alle 5:23 am

    This is a really good tip especially to those
    new to the blogosphere. Simple but very accurate information… Appreciate your sharing
    this one. A must read post!


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