La Gelmini e lo stato di supplenza

Domani su l’Opinione.

Dopo la lunga pausa estiva, la ripresa della programmazione di Porta a porta non sembra aver apportato alcuna particolare bonifica al format di Bruno Vespa, che continua a navigare placidamente nell’acqua sua stessa, quella che i proverbi salentini identificano come miglior sistema in cui cuocere al meglio un polpo.

I ministri mutano, i gabinetti pure, ma il succo di ogni puntata da Bruno rimane lo stesso, da anni ed anni o, perlomeno, dacché Renato Mannheimer è una presenza fissa nella fase terminale e solo apparentemente meno dolorosa delle nostre giornate. Porta a porta è la versione televisiva del concetto di incomunicabilità novecentesca, vari anni dopo che le prove letterarie, teatrali, figurative sullo stesso tema hanno dimostrato il loro fulgore e poi il loro fallimento, una dopo l’altra.
Vespa no, non fallisce nel suo intento poetico, forte e limpido come un richiamo della foresta, avvertito chiaramente ogni volta che un ospite viene ascoltato dal suo rivale dirimpettaio di divano; ogni volta che un concetto chiave non viene espresso da un sommario fuorviante del conduttore, a cose fatte; ogni volta che qualcosa sembra andare per il verso giusto.

Bruno è sempre lì, a tendere la mano al perfezionismo nell’imperfezione, col suo telecomando mitologico, lo stesso che ha il potere di affidare alla sincope concettuale ed estetica l’incomprensione di quello che deve restare incompreso, e la comprensione totale di quello che deve essere gentilmente adulterato. Anche il sociologo Renato sbatte gli occhi da topolino, qualche volta, quando si esagera davvero. Ma non è il caso della puntata di lunedì, decisiva dal punto di vista della grande questione della scuola elementare e del numero esatto dei suoi insegnanti.

Perfino il sindacalista della situazione, Enrico Panini il segretario confederale FLC-CGIL, pare filogovernativo, e usa numerose metafore tratte dal mondo dei bicchieri mezzi vuoti e mezzi pieni per descrivere l’eccesso di clamore che generano questioni come il fatto che la scuola italiana non sia considerata una delle migliori del mondo, come per lui, di fatto, è.

Anzi, la nota stonata nel contesto proviene proprio dal ministro Mariastella Gelmini ivi presente, che è talmente fuori contesto che cerca di sovrapporsi al buon Panini anche se lui è lungi, per il momento, dall’andarle contro. Viene fuori che qualcosa non sta andando per il verso giusto, e Vespa indice piccoli, istantanei sondaggi sull’umore del governo a riguardo, affidandone l’esecuzione materiale e, in qualche modo, testamentaria all’umore di don Mazzi.

Bisogna attendere qualche minuto ancora per il momento indimenticabile della puntata: l’occasione in cui Mariastella in persona lascia la sua poltrona (metafora del suo dicastero) e, raccolta un’autentica bacchetta più fennechiana che alla De Amicis (metafora dell’area di interesse del suo dicastero), ci illustra dei grafici sulle condizioni della nostra pubblica istruzione.
Siamo chiaramente davanti a un piccolo momento vespiano epocale, di quelli che la gente ricorda a lungo, e che vorrebbe tanto dimenticare.

La Gelmetti, per qualche istante, con quelli attributi chiarissimi ma enigmatici al tempo stesso, da iconografia sacra, è l’immagine più flagrante del nostro stato di supplenza.

1 Response to “La Gelmini e lo stato di supplenza”


  1. 1 alfio ottobre 8, 2008 alle 4:31 pm

    con questo decreto gelmini si pone fine o quasi alle speranze di tanti ragazzi meritevoli e con titoli di entrare a scuola come ata,attraverso domande dette di terza fascia.Questo é incostituzionale,questo governo taglia posti di lavoro, gli stessi li spreca e li utilizza in:macchine blu per tutti,autisti,stipendi da nababbi a manager,folte schiere di assessori da 7 in poi anche in comuni sotto i 100mila abitanti., feste e premiazioni da 4 soldi.,troppi consiglieri comunali., troppi consiglieri di amministrazioni per gli enti.,pensioni dopo 5 anni di legislatura,un presidente della repubblica che in italia a poco potere ma ci vuole anche per lui una barca di soldi.,700 milioni di euro all anno ai giornali che gli italiani neanche leggono più.Ect.Ect.Poi i soldi dove si levano .?dalla scuola ovvio ma questi tagli cosi fatti non é che ci vuole un ministro anche un cretino é capace a farli.Poteva starsene a casa ministro risparmiavamo il suo stipendio cosî.Un bravo politico é quello che trova i soldi tagliando dove c’é veramente spreco.Se poi per il governo l’occupazione é uno spreco non nè parliamo più.


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