Candy Candy in un’ora e mezza

Domani sull’Opinione pezzo sull’opera di un genio del montaggio.

Chiunque negli anni ottanta abbia avuto un cuore, e ha meno di 40 anni oggi, sa benissimo di chi stiamo parlando quando parliamo di Candy Candy.
Tutti gli altri, come succede da anni, faranno finta più o meno efficacemente di non averlo mai saputo. I più astuti, e fra questi non ultime alcune signore sulla sessantina che ne dimostrano fino a quindici anni di meno, simuleranno, con la stessa credibilità con cui mentono sull’età, di averlo invece dimenticato.
Candy, in ogni caso, è la più famosa orfana di orientamento tardissimo e romantico di cui si abbia traccia nella cultura nipponica ambientata nel Regno Unito. Si, perché Candy era inglesissima.

Una delle prime cose che di questa interminabile e bellissima serie a cartoni animati si apprende, non appena un vecchio spettatore raggiunga l’agognato senno di poi, è proprio il fatto che Candy raccontava, in modo molto originale per i suoi tempi, di sentimenti e di emozioni che ancora oggi sono attualissime e validissime, anche nel nostro mondo, se non altro perché gran parte del nostro mondo, se abbiamo conosciuto Candy Candy in tempi utili e non sospetti, è stato talmente influenzato da Candy Candy che, se facciamo proprio attenzione, non ce ne siamo resi conto, ma abbiamo chiamato nostro figlio Clin (come l’animale selvatico da compagnia della nostra dama con l’ermellino contemporaneizzata preferita).

Il fatto che qualcuna delle nostre conoscenti abbia sposato uno zampognaro di nome Antonio che si ostinava a chiamare Anthony, poi, non fa che avvalorare la nostra tesi.
Del resto, parliamo di Candy proprio in questi giorni perché è solo da qualche settimana che l’epoca di Youtube ha restituito all’umanità un’opera di una certa rilevanza, che non gode ancora di abbastanza rispetto da parte dei media tradizionali.

Un certo utente di nickname Culttoon2, un vero genio del montaggio e immenso conoscitore degli universi candiani, ci ha reso un servizio inestimabile: ha riassunto tutte, e diciamo tutte, le puntate di Candy in un film ragionatissimo di un’ora e mezza circa. Tagliando fuori tutto quello che, naturalmente, solo un miscredente senza rispetto più neanche per Suor Mary avrebbe potuto definire superfluo. Ma, anche, ciò che una persona del tutto normale, fra una sessione e un’altra di conference call in lingua straniera, oggi, non potrebbe comunque più apprezzare.

Il lavoro di Cultoon2 è visibile dopo una semplice ricerca su Google al grido di: “Candy Candy film di montaggio”.

Quello che è più straordinario è che è davvero possibile godere dell’intreccio pur andando così profondamente a scapito della fabula. L’odio per la famiglia Legan, l’affetto incredibile per il misterioso Albert, l’amicizia con Archie e Steve, i misteriosissimi modi in cui tutti questi personaggi fossero strettamente imparentati, tutto rivive in quell’ora e mezzo suddivisa in piccoli episodi da dieci minuti l’uno, quanto è il tempo massimo concesso a un semplice utente di YouTube per ciascun contributo.
Unico, profondo dolore, il momento esatto in cui ci rendiamo conto del taglio, forse in fondo evitabile, della famosissima scena del roseto con Anthony.

La stessa scena grazie alla quale decine di conoscenti di ognuno di noi avevano imparato che si è più belle quanto si ride che quando si piange. Salvo poi cominciare a frignare una scena dopo.

2 Responses to “Candy Candy in un’ora e mezza”


  1. 1 Sinderetica ottobre 22, 2008 alle 9:07 am

    Sì, però Candy era americana, non inglese; del Colorado, per la precisione 🙂

  2. 2 kell dicembre 4, 2008 alle 12:43 am

    no candy era si americana ma del lago michgan o dintorni, cmq dove l’hanno trovata alla casa di pony


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