Lilli o Gruber? Questo è il problema

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Fin dall’infanzia, Dietlinde Gruber fu benedetta da una consuetudine felicemente ossimorica. Fu subito sua la giustapposizione di un diminutivo infinitamente più dolce di quel nome di battesimo: Lilli – disneyano, languido, a tratti quasi tenero; ad un cognome che la voleva dire lunga, fin da subito, su una natura da donna in carriera che non sa e non vuole rinunciare alla cattiveria o all’antipatia neanche per un istante.
Cresciuta, Dietlinde seppe fare di quella dicotomia qualcosa di più di un semplice stile di vita: un manifesto politico, colmo di licenze poetiche.

Lasciamo da parte il primo periodo della sua carriera giornalistica, e la parentesi europarlamentare, e prendiamo ad esempio la sua sola resa in “Otto e mezzo”, su la7. Di puntata in puntata, sera dopo sera, è chiaro che è principalmente Gruber – e non Lilli – che parla, gesticola, si lascia truccare. E, tutto questo, nemmeno per sogno è un’operazione di reazione alla mollezza, seppure relativamente mascolina, del suo co-conduttore Federico Guiglia. Si tratta, più che altro, di pura e semplice crudeltà nei confronti della memoria che noi tutti dobbiamo serbare della compostezza di Ritanna Armeni, che tanto moderatamente aveva saputo tener testa a ciascuna delle provocazioni, sia fisiche che professionali, che Giuliano Ferrara le lanciava dal suo sediolone.

Ciò, per tacere delle sue continue invettive tacite verso ogni incertezza lessicale e lookologica delle ospiti femminili in studio, che si tratti di una collega giornalista dal presente meno brillante del suo, oppure di una parlamentare più stanziale di quella che a lei stessa riuscì di essere.
Gruber è per antonomasia la donna che non piace alla donne italiane, e che maggiormente le donne italiane desiderano di farsi piacere davanti agli uomini, soprattutto in un centro-sud come il nostro, logorato com’è, ancora nel 2009, dal complesso delle pari opportunità o di Rosy Bindi.

Solo molto più raramente entra in scena Lilli. Si tratta di episodi limitati ma ricorrenti, come lo sanno essere gli incubi o certe pietanze nei menù odiati da certi bambini. Dietlinde diventa Lilli, o lo torna, principalmente in presenza di leader spirituali dotati della giusta quantità di peluria sotto il naso o sullo stomaco, adorati da lei anche – o soprattutto – quando non dicono qualcosa di sinistra.
Gruber e Lilli amano le contraddizioni in vasti e vari territori. L’una è talvolta scomoda come una di quelle seggiole in finta pelle che mostrano la gommapiuma; l’altra è invece spalmabile, come la migliore marmellata di prugne sa essere. In entrambi i casi, è fatta salva l’impressione di essere qualcosa su cui o per cui è molto scomodo sedersi.
Esiste una terza via? Solo quel che resta di questa vivacissima stagione di Otto e mezzo ce lo potrà rivelare.

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