Il lato b di Bruno Vespa

In edicola con l’Opinione.

Ecco che la tragedia abruzzese e italiana di questi giorni è l’occasione – infelice, beninteso; indesiderata, sfortunatissima – di vedere Bruno Vespa condurre Porta a Porta emozionato al naturale.
L’aquilano, attraverso le ultime puntate del suo show, dedicate al parere di Ignazio La Russa e Antonio Di Pietro sulla situazione abruzzese, dopo le scosse di terremoto dei giorni scorsi, sta dando una straordinaria prova di coscienza del suo potere e della possibile veicolazione emotiva di esso. E del potere che, invece, si può comunque sfruttare quando questa coscienza venga messa da parte.

Quello che di norma svolge Bruno è un lavoro complesso e difficilissimo. Si tratta, sostanzialmente, di essere impassibile di fronte al peggio (se proviene dall’ospite giusto, soprattutto quando questo appartiene alla classe politica, che sia di uno schieramento o di un altro), e sedare la spontaneità, che sia di pubblico che di ospite “tecnico”. Dove ospite tecnico significa soprattutto ospite competente o testimone di qualcosa, non soltanto non politico.
Questi sono gli strumenti del regno di Vespa, che ha un da fare considerevole per rendersi sempre mediaticamente sostenibile e, al tempo stesso, il meno noioso possible.

In questi giorni vediamo un conduttore diverso al timone del suo prodotto, suonabile come uno strumento musicale, di norma. A volte è indeciso sul da farsi, su quanto tempo ancora concedere a un’intervista forse non decisiva, ma straziante. Altre quasi sembra non ascolta un parere che sta dichiarando troppa verità, qualcosa che, a regime, avrebbe preferito un po’ tagliare per non sprecare cartucce, o per vari criteri di convenienza imperscrutabili ai comuni mortali, ma vitali per l’economia del suo lungo, decennale discorso.
Sono poche, pochissime le occasioni in cui il carattere di Bruno viene fuori, e siccome è un carattere infinitamente migliore di quello che vuole o può darci a vedere, è bello notificarlo.

Anche gli architetti paleocristiani sanno essere molto persuasivi, quando ci costringono a percorrere tutta una lunga navata, per poi farci approdare alla verità contenuta in un’abside magnificamente adorna di mosaici. Ma è tutta un’altra cosa quando quella stessa verità ce la dicono invece i più umili scultori dello stesso periodo, con un semplice fregio di pietra, che la sa ancora più lunga sulla questione di Dio e tutto il resto.
Così, Vespa è un grande quando lo vediamo all’opera nelle puntate ordinarie di Porta a porta, quando quello che vuole dirci ce lo dice con decine di sotterfugi, ospiti presentati prima o dopo, frasi mozzate con classe, e un certo innegabile gusto per quelle scampanellate che annunciano che qualcosa nella puntata sta cambiando, per poi non cambiare mai. Ma è un mito quando quello che vuole dirci ce lo dice e basta, come succede le volte in cui non si parla di delitti, per quanto irrisolti; non si parla di Sanremi, ma si parla di un dramma umano, politico, economico e sociale che sta toccando L’Aquila, amata come sanno essere solo le terre d’origine.
Bravo, coraggioso, emozionato Bruno: ci piaci come non mai, anche se pure le altre volte non scherzi, proprio perché, speriamo, tu scherzi.

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