Archive for the 'diary' Category

Mi sono trasferito

Questo blog, con la selezione degli articoli pubblicati su l’Opinione, si è trasferito all’indirizzo: http://doracalva.blogspot.com. Ci vediamo di là?

Lilli o Gruber? Questo è il problema

In edicola su l’Opinione.

Fin dall’infanzia, Dietlinde Gruber fu benedetta da una consuetudine felicemente ossimorica. Fu subito sua la giustapposizione di un diminutivo infinitamente più dolce di quel nome di battesimo: Lilli – disneyano, languido, a tratti quasi tenero; ad un cognome che la voleva dire lunga, fin da subito, su una natura da donna in carriera che non sa e non vuole rinunciare alla cattiveria o all’antipatia neanche per un istante.
Cresciuta, Dietlinde seppe fare di quella dicotomia qualcosa di più di un semplice stile di vita: un manifesto politico, colmo di licenze poetiche.

Lasciamo da parte il primo periodo della sua carriera giornalistica, e la parentesi europarlamentare, e prendiamo ad esempio la sua sola resa in “Otto e mezzo”, su la7. Di puntata in puntata, sera dopo sera, è chiaro che è principalmente Gruber – e non Lilli – che parla, gesticola, si lascia truccare. E, tutto questo, nemmeno per sogno è un’operazione di reazione alla mollezza, seppure relativamente mascolina, del suo co-conduttore Federico Guiglia. Si tratta, più che altro, di pura e semplice crudeltà nei confronti della memoria che noi tutti dobbiamo serbare della compostezza di Ritanna Armeni, che tanto moderatamente aveva saputo tener testa a ciascuna delle provocazioni, sia fisiche che professionali, che Giuliano Ferrara le lanciava dal suo sediolone. Continua a leggere ‘Lilli o Gruber? Questo è il problema’

Forza ispettore Coliandro

Il fatto che la messa in onda dell’Ispettore Coliandro abbia avuto una storia travagliata non deve aver stupito troppo i fan dei Manetti Bros. Solo in queste settimane di febbraio, difatti, Rai Due sta trasmettendo gli episodi della seconda stagione di quest’eccellente serie poliziesca. Eppure, tutti erano stati finiti di girare nell’autunno 2007: tempi lunghi anche per un prodotto dalla qualità meno evidente, o magari per un kolossal in cerca di marketing. Chi ama e segue i lavori dei due fratelli Marco e Antonio Manetti, romani (autori, per dirla tutta, di qualcosa come “Zora la vampira”), si aspettava un trattamento del genere, soprattutto da parte di una certa critica istituzionale o immobilistica, come quella rappresentata dai baby decani di quel sottogenere del giornalismo umoristico-involontario, che si basa sull’imitazione del senso dell’umorismo di Aldo Grasso.

Tutti costoro stanno dando in coro contro la serie, muovendo accuse di cui una delle poche ripetibili è probabilmente: “furbetta”. Ma questo ce lo saremmo aspettato anche noi. Quando una serie televisiva nuova, fatta da giovani, piace molto ai giovani, è scomoda (e da giovani, qui, per comodità, siamo costretti ad escludere tutti quelli che effettivamente conoscono i nomi di più di due concorrenti di Amici di Maria De Filippi, anche senza saperli mettere in ordine di bravura nel canto). Continua a leggere ‘Forza ispettore Coliandro’

Romanzo criminale, bellezza seriale

Anteprima del prossimo pezzo sulla tv, in edicola dopodomani.

A partire dalla settimana scorsa Sky Cinema ha cominciato a riproporre le dodici puntate della prima stagione di Romanzo Criminale. Questo, che è stato uno dei prodotti originali della nostra televisione dalla maggiore acclamazione critica degli ultimi anni, ha senz’altro un appeal e dei contenuti assai speciali, pure senza ricorrere ai soliti extra dei cofanetti post-trasmissione.
Come si intuisce presto (qualora non bastasse il titolo) dalla presenza di Michele Placido in persona fra i consulenti della produzione, Romanzo Criminale deriva da un film di successo ancora più straordinario, stavolta di pubblico. Un successo largamente dovuto, da una parte, alla presenza degli unici bravi fra i belli maschi del nostro cinema; dall’altra, da un’inevitabile mitografia pseuso-glottologica e falso-magra del malavitoso laziale – certo una mitografia nuova e, almeno esteticamente, auspicata dalle mente dietro l’iniziativa, a giudicare anche superficialmente tanto dai brani peggiori, quanto da quelli migliori della sceneggiatura.

Ora, lungi da noi l’atto di colpevolizzare l’estetizzazione del male romanaccio, finalmente esonerato dal peso dei tanti b-movie ad esso dedicati nel corso dei lunghi anni del trash volontario del nostro cinema. Troviamo che sia, anzi, un bene anche eticamente sostenibile consegnare trash involontario, e più temibile, il genere di questi criminali inosservanti delle legge quanto dei minimi canoni dello stile italiano, quando anche lo scagnozzo più infido e recente di un padrino americano sarebbe più elegante e appropriato anche del cosiddetto Dandi. Questo per quanto riguarda il cinema.

In tv, è tutto un altro paio di mezzemaniche. Nella serie televisiva un certo spirito – sonnacchioso in ciascuna scena del film per il grande schermo – prende vita, e tutto quello che, affidato alla perfezione anatomica di un Kim Rossi Stuart, era più che altro iperrealismo linguistico, ridondante e a tratti decadentista, una volta declinato sulle spalle e sui visi degli interpreti della serie, assume un tono realmente morale, realistico nel senso sostenibile, e non solo: catartico. Continua a leggere ‘Romanzo criminale, bellezza seriale’

Medici

Trovo che sia quantomeno curioso che il cognome del mio medico curante sia uno dei simboli della Passione di Cristo: Chiodo (Antonio, che saluto).

Del resto, penso che mi sarebbe potuta anche andare peggio: Giuseppe Corona di Spine (uno snobetto aristocratico), o Salvatore Flagello, uno di quei clinici che più che altro sembrano barbieri.

Necessità e sufficienza

Boys just wanna have mum

Sigmund Freud

P.S.: God just wanna have nuns

Carramba che programma

Sull’Opinione.

Carramba che fortuna, pur essendo un programma intrinsecamente consegnato all’epoca del reality, continua ad essere una delle trasmissioni italiane più classiche e rigorose.
E si badi che quello che più conta, riferendosi a Raffaella Carrà come ad un prodotto tradizionalista, non solo non c’è alcuna, seppure vaga, accusa di anacronismo, ma nemmeno una qualche taccia di operazione retrograda o nostalgica, sotto-culturale e non.

Carramba è come deve essere e come è sempre stato. Probabilmente, uno show che non avrebbe voluto e potuto commuovere tanto, se, ad esempio, fosse stato prodotto solo nei tardi anni ’70 e primi ’80. Ma che, se invece è sugli stomaci e non solo sugli occhi dei suoi fan che deve fare presa – se, dunque, si deve pur fondare su una necessaria spettacolarizzazione delle emozioni, altrimenti private, di gente comune – lo fa più con un spirito di vecchia guardia decadente che anticipa, piuttosto che di grigia attualità – scadente – che indietreggia.

La sigla è semplicemente strepitosa: un manifesto di resistenza alla mancanza di sincerità e di talento della televisione contemporanea. Il trionfo 2008 della finzione scenica, del piccolo medio artificio linguistico dietro ogni sipario, ogni trucco di una soubrette che, forse, solo in questa stagione della sua vita può trionfare del tutto, perché sempre più parte anch’ella, in prima persona, di una messa in scena essenziale che si va dimenticando: la menzogna infinita e demiurgica dello spettacolo. Continua a leggere ‘Carramba che programma’


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